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È arrivato in libreria “George Weah: il sole dell’Africa”

Un calciatore che ha alzato pochi trofei può diventare una leggenda? Un attaccante distante dall’immagine del bomber puro può rivoluzionare il concetto di centravanti? Una punta che ha faticato nelle competizioni europee, che con la sua nazionale non ha mai vinto nulla, può alzare il Pallone d’Oro ed entrare nella storia?

A tutte queste domande, l’incredibile storia di George Weah risponde con un sì. Il liberiano è sbarcato a Milano nell’estate del 1995. Ad accoglierlo un clima di scetticismo generale: su di lui incombeva l’eredità pesante di Marco van Basten, il Cigno di Utrecht dalla caviglia di cristallo. Ma l’ariete di Monrovia si è imposto in serie A sin dalla sue prime apparizioni, mostrando a una platea di tifosi estasiati un giocatore unico nel suo genere, un talento sopraffino che – come disse Marco Simone – portò nel Belpaese “il sole dell’Africa”.

In questa biografia è ricostruita la storia, personale e professionale, di un nove atipico: fisico statuario, velocità da gazzella ed estro sudamericano. Un ragazzino sbarcato nel Vecchio Continente come una meteora annunciata, determinato a inseguire la promessa di un riscatto. E quando il sogno è diventato realtà, quando la fama ha sconfitto la fame, George ha deciso di lasciare tutto per inseguire un’altra impresa, assai più significativa: riportare la pace nel suo paese.

Lo scaffale

“Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quanto ho scritto”.

J.L. Borges.

Nel dicembre del 2013, su Facebook, pubblicai per la prima volta la foto di un libro cui sono ancora molto affezionato: era la copertina di “Dieci dicembre“, la collezione di racconti firmata da George Saunders. Da allora non ho più smesso. Ogni anno, nella notte di San Silvestro, traccio un bilancio personale di carattere letterario. Scorrendo la gallery, e procedendo a ritroso nel tempo, scopro quanti romanzi ho potuto conoscere, quanti saggi mi hanno aiutato a capire in che direzione sta andando il mondo. E ritrovo, in ogni testo, una parte di me, un pezzo della mia identità, un tratto che è stato costruito dalla contaminazione col pensiero altrui. Anche dal conflitto, talvolta.
Mi tornano alla mente, così, le parole di Borges, citate nell’incipit di questo pezzo.
In questo spazio cercherò di offrire alcuni spunti personali. Racconti suggeriti, romanzi da adottare, storie da evitare. Non sono un critico, sono un amante dei libri: li colleziono in maniera seriale, li compro in maniera compulsiva, li custodisco con l’affabilità di Gollum.
Beh, se siete arrivati fin qui abbiamo già qualcosa in comune no?