Salta al contenuto

Lo scaffale

“Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quanto ho scritto”.

J.L. Borges.

Nel dicembre del 2013, su Facebook, pubblicai per la prima volta la foto di un libro cui sono ancora molto affezionato: era la copertina di “Dieci dicembre“, la collezione di racconti firmata da George Saunders. Da allora non ho più smesso. Ogni anno, nella notte di San Silvestro, traccio un bilancio personale di carattere letterario. Scorrendo la gallery, e procedendo a ritroso nel tempo, scopro quanti romanzi ho potuto conoscere, quanti saggi mi hanno aiutato a capire in che direzione sta andando il mondo. E ritrovo, in ogni testo, una parte di me, un pezzo della mia identità, un tratto che è stato costruito dalla contaminazione col pensiero altrui. Anche dal conflitto, talvolta.
Mi tornano alla mente, così, le parole di Borges, citate nell’incipit di questo pezzo.
In questo spazio cercherò di offrire alcuni spunti personali. Racconti suggeriti, romanzi da adottare, storie da evitare. Non sono un critico, sono un amante dei libri: li colleziono in maniera seriale, li compro in maniera compulsiva, li custodisco con l’affabilità di Gollum.
Beh, se siete arrivati fin qui abbiamo già qualcosa in comune no?

Alan Pauls, Il Passato, Sur

Il Passato di Alan Pauls Edizioni Sur
600 pagine

Sinossi
Dopo dodici anni di amore – uno di quegli amori assoluti che nascono nell’adolescenza, modellano il mondo a loro immagine e sembrano destinati all’immortalità –, Rímini e Sofía si separano. Lui si getta quindi a capofitto nella sua nuova vita, e colma il vuoto prima con dosi esagerate di lavoro, sesso e cocaina, poi con altre donne, senza rendersi conto che la sua storia con Sofía non è finita, ma semplicemente si è trasformata. Là dove Rímini aveva intravisto la possibilità di una rinascita, si cela invece l’abisso. Perderà tutto – perfino la carriera di traduttore, colto da un improbabile e repentino «Alzheimer linguistico precoce» –, tutto tranne Sofía e le centinaia di foto scattate insieme che, onnipresenti, diventeranno la sua persecuzione. Con una scrittura funambolica e avvolgente, e uno stile ironico e luminoso, l’autore ci regala un moderno trattato di educazione sentimentale in cui mescola ossessione e commedia, mostrandoci come l’amore possa allontanarsi da ogni forma di romanticismo e abbia comunque la capacità di lasciarci senza parole, anche dopo la sua fine.

Oil – Opinione in libertà

Nel romanzo di Pauls ho riscontrato tre elementi di fragilità.
Il primo, in ordine d’importanza, è l’assenza di un’anima.
La vita dei due amanti, intrappolati in un rapporto senza sbocchi, si confonde con un’altra storia, quella di un artista che lega la coppia agli albori della loro unione. Nella trama si può, quindi, intravedere un romanzo in controluce, ma né il racconto in superficie né quello ombra destano grande impressione.
I personaggi sono privi di profondità, dipinti sommariamente. La sensazione è che l’autore cerchi di tirar fuori la loro sofferenza emotiva, senza fortuna. Una sofferenza di cartone, artificiale, che si traduce in comportamenti estremi, macchiettistici. 
L’artista, incompreso e maledetto, misero e dannato, è un cliché noioso. Le sue gesta sono provocazioni e non hanno un ruolo reale nella vita di Rimini e Sofia: stanno sullo sfondo, come un leggio su cui appoggiare il resto della trama. Delle due l’una: o l’autore voleva, senza fortuna, emulare
Dostoevskij, o Pauls – più modestamente – ha pensato di intrecciare i fili di una storia esile per dare slancio a una narrazione non avvincente.
Quanto al racconto centrale, e veniamo al secondo elemento di fragilità, esso ruota attorno al solo Rimini. La vita di Sofia appare in funzione del protagonista maschile e il profilo della donna diventa una presenza sinistra, sgradevole, inquietante, capace di turbare emotivamente l’uomo in una costante tensione di miserie e frustrazioni. Ciò che prova lei, ciò che vive l’altra metà di questo amore distruttivo, appare sempre sotto forma di sfogo, di percezione, mai come ragionamento compiuto, seguendo – ancora una volta – il banale stereotipo della donna che si lascia andare alle azioni più infingarde, destabilizzando un uomo che ha il difetto della debolezza.
Il terzo e ultimo limite sta nel ricorso a espedienti facili per far crescere il ritmo della trama: le droghe o il sesso diventano strumenti per solleticare il lettore, leve per suscitare l’attenzione. 
Il libro, quindi, sconta una banalità di fondo. Non fosse per una elegante prosa, il giudizio sarebbe pessimo.

Link: SUR Edizioni.

Voto: ⭐⭐

Sacha Naspini, Le Case del malcontento, e/o

Le case del Malcontento di Sacha Naspini edizioni E/O
404 pagine

Sinossi
C’è un borgo millenario scavato nella roccia dell’entroterra maremmano, il suo nome è “Le Case”. Un paese morente. Una trappola di provincia. Un microcosmo di personaggi che si trascinano in un gorgo di giorni sempre uguali: buongiorno, buonasera, e sorrisi che già assomigliano alla grinta di un teschio. Fino al giorno in cui la piccola comunità viene sconvolta dall’arrivo di Samuele Radi, nato e cresciuto nel cuore del borgo vecchio e poi fuggito nel mondo. Il suo ritorno a casa è l’innesco che dà vita a questo romanzo corale: la storia di un paese dove ognuno è dato in pasto al suo destino, con i suoi sprechi, le aspettative bruciate, le passioni, i giochi d’amore e di morte. Perché a Le Case l’universo umano non fa sconti e si mostra con oscenità. Ogni personaggio lascia dietro di sé una scia di fatti e intenzioni, originando trame che si incrociano, si accavallano, si scontrano dopo tragitti capaci di coprire intere esistenze. A Le Case si covano segreti inimmaginabili, ci si vende, si ammazza, si disprezza, si perdono fortune, si tramano vendette, ci si raccomanda a Dio, si vendono figli, si vive di superstizioni, si torna per salvarsi, si tradisce, si ruba, ci si rifugia, si cerca una nuova vita, si gioisce per le disgrazie altrui. Talvolta, inaspettatamente, si ama. 

Con una lingua piena di venature dialettali, ma classica e allo stesso tempo straordinariamente letteraria, Sacha Naspini crea una storia potentissima, un’epopea del margine che si fa universale.
Un romanzo che gioca con suggestioni care al thriller psicologico, al gotico rurale e al memoir storico. Un’indimenticabile Spoon River dei nostri giorni.

Oil – Opinione in libertà
Un libro cattivo e al tempo stesso dolce, una collezione di solitudini – silenziose o assordanti – ritratte in un piccolo borgo. Ed è proprio il borgo, Le Case, ad avere una doppia vita: alla tranquillità apparente della routine quotidiana, descritta solo fra le righe e quasi impercettibile, fa da contraltare il torbido che anima le coscienze dei residenti. 
Naspini è eclettico, riesce a scavare nella psiche dei protagonisti, siano essi donne o uomini, giovani o anziani. È difficile non restare affascinanti anche dall’ultima comparsa di questo lungo racconto. L’affresco complessivo è una piccola opera d’arte.

Link: Edizioni e/o.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐

Pablo Trincia, Veleno, Einaudi

Pablo Trincia Veleno Einaudi Editore
296 pagine

Sinossi
Alla fine degli anni Novanta, in due paesi della Bassa Modenese separati da una manciata di chilometri di campi, cascine e banchi di nebbia, sedici bambini vengono tolti alle loro famiglie e trasferiti in località protette. I genitori sono sospettati di appartenere a una setta di pedofili satanisti che compie rituali notturni nei cimiteri sotto la guida di un prete molto conosciuto nella zona. Sono gli stessi bambini che narrano a psicologi e assistenti sociali veri e propri racconti dell’orrore. La rete dei mostri che descrivono pare sterminata, e coinvolge padri, madri, fratelli, zii, conoscenti. Solo che non ci sono testimoni adulti. Nessuno ha mai visto né sentito nulla. Possibile che in quell’angolo di Emilia viga un’omertà tanto profonda da risultare inscalfibile? Quando la realtà dei fatti emergerà sotto una luce nuova, spaventosa almeno quanto la precedente, per molti sarà ormai troppo tardi. Ma qualcuno, forse, avrà una nuova occasione. 

Oil – Opinione in libertà
Rispetto al podcast la lettura del libro è un’esperienza diversa, filtrata.
Trincia ha però un doppio merito: il primo è quello di aver indagato su una storia che rappresenta un gigantesco buco nero nella nostra memoria collettiva, e che pure dovrebbe essere analizzata nel dettaglio per capire le follie e le contraddizioni che si registrano (talora) nel sistema giudiziario italiano, garantista solo sulla carta; il secondo è quello di descrivere i fatti con delicatezza, senza mai incedere nel dolore fine a sé stesso. Il fulcro è sempre il caso giudiziario, i mille rivoli in cui si perde, non la sofferenza di chi ne è stato protagonista. Sotto questo profilo, aver evitato di incedere sull’aspetto emotivo riporta alla tradizione anglosassone del giornalismo di inchiesta.
Resta, sullo sfondo, una domanda: possibile che nessun parlamentare negli ultimi mesi abbia presentato un’interrogazione sui fatti narrati?
 

Link: Giulio Einaudi Editore.

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Joel Dicker, La scomparsa di Stephanie Mailer, La Nave di Teseo

La scomparsa di Stephanie Mailer di Joel Dicker Edizioni La Nave di Teseo
640 pagine

Sinossi
30 luglio 1994. La cittadina di Orphea, stato di New York, si prepara a inaugurare la prima edizione del locale festival teatrale, quando un terribile omicidio sconvolge l’intera comunità: il sindaco viene ucciso in casa insieme a sua moglie e suo figlio. Nei pressi viene ritrovato anche
il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging. Il caso viene affidato e risolto da due giovani, promettenti, ambiziosi agenti, giunti per primi sulla scena del crimine: Jesse Rosenberg e Derek Scott. 23 giugno 2014. Jesse Rosenberg, ora capitano di polizia, a una settimana dalla pensione viene avvicinato da una giornalista, Stephanie Mailer, la quale gli annuncia che il caso del 1994 non è stato risolto, che la persona a suo tempo incriminata è innocente. Ma la donna non ha il tempo per fornire le prove, perché pochi giorni dopo viene denunciata la sua scomparsa. Che cosa è successo a Stephanie Mailer? Che cosa aveva scoperto? Se Jesse e Derek si sono sbagliati sul colpevole vent’anni prima, chi è l’autore di quegli omicidi? E cosa è davvero successo la sera del 30 luglio 1994 a Orphea? Derek, Jesse e una nuova collega, la vicecomandante Anna Kanner, dovranno riaprire l’indagine, immergersi nei fantasmi di Orphea. E anche nei propri.

Oil – Opinione in libertà
Come recita Ostrovski a un certo punto del romanzo, probabilmente il genere poliziesco – il giallo o il thriller – è un sotto-genere letterario. Non so se la presa di posizione del personaggio immaginato da Dicker sia un pregiudizio che l’autore vuole stigmatizzare o un suo pensiero profondo, una sorta di coscienza critica. Certo è che l’affermazione, al netto dello snobismo, contiene almeno un fondo di verità. Sarebbe improprio paragonare Dicker a Franzen o ad Auster, per la complessità dei temi trattati nelle rispettive opere e per la forza dei personaggi disegnati. Tuttavia, nel suo genere, Dicker ha una penna sorprendente, riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, la trama è una sorta di labirinto dove il Minotauro è sempre dietro l’angolo ma non si capisce né che forma abbia né come si muova. La lettura è piacevole e il successo è meritato.

Link: La Nave di Teseo.

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Kareem Abdul-Jabbar, Sulle spalle dei giganti, Add editore

Kareem Abdul Jabbar Sulle spalle dei giganti copertina
352 pagine

Sinossi
Dopo Coach Wooden and me, add editore continua a essere l’editore italiano di Kareem Abdul-Jabbar proponendo ora Sulle spalle dei giganti, apparso per la prima volta negli Usa nel 2009.
Il libro ripercorre la vita e la storia di Harlem, “capitale non ufficiale di una nazione non ufficiale”, quella degli afroamericani che proprio nel quartiere newyorkese diedero vita a un possente movimento culturale e di riscossa civile. Passato alla storia con il nome di Harlem Reinassance, quello vissuto a New York tra gli anni Venti e i Quaranta è il vero rinascimento di un popolo che da lì è partito per ricostruire e ritrovare il proprio posto nella società americana.
Ad Harlem sono nati grandi scrittori e una nuova idea di letteratura, è esploso un modo di fare jazz che ha conquistato il mondo e lì è stata fondata la prima squadra di basket composta interamente da neri – i Rens – che ha sfidato le leggi razziali e le squadre dei bianchi.
Nel libro Kareem racconta questo mondo e lo fa alternando capitoli storici a capitoli autobiografici in cui parla della sua Harlem, del suo jazz e, soprattutto, del suo basket, imparato prima sui campetti e poi nelle tante vittorie sui parquet della nazione.
Questo libro è il ritratto di un campione indimenticabile, del suo modo di vedere il mondo e della sua straordinaria formazione umana e culturale.
Come ha scritto Muhammad Ali: «Jabbar ci regala la sua lettura del Rinascimento di Harlem e lo fa con una storia toccante che parla di tempo e di cultura».

Oil – Opinione in libertà
Prendete il basket e unitelo al jazz, aggiungete la letteratura e l’arte delle avanguardie di Harlem: avrete il mix che sta alla base di questo libro.
L’ex stella dell’Nba prova a intrecciare il proprio vissuto personale con la storia del quartiere in cui è cresciuto, nel tentativo di costruire una memoria collettiva.
Non sbaglia chi paragona l’autore a Spike Lee: da un lato Jabbar sembra usare gli eventi per costruire un cammino pedagogico a misura del lettore, quale che sia; dall’altro parla direttamente alla sua comunità, agli afroamericani, per emanciparli da qualunque modello “bianco” – estraneo per definizione – e perché possano rivendicare maggiori spazi per affermare la propria identità, riscoprendo musicisti e letterati dimenticati o trascurati.

Link: Add editore

Voto: ⭐⭐⭐

Giulia Ciarapica, Una volta è abbastanza, Rizzoli

Giulia Ciarapica Una volta è abbastanza copertina Rizzoli
368 pagine

Sinossi
L’Italia è appena uscita dalla guerra. A Casette d’Ete, un borgo sperduto dell’entroterra marchigiano, la vita è scandita da albe silenziose e da tramonti che nessuno vede perché a quell’ora sono tutti nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice. A cucire scarpe. Annetta e Giuliana sono sorelle: tanto è eccentrica e spavalda la maggiore – capelli alla maschietta e rossetti vistosi, una che fiuta sempre l’occasione giusta – quanto è acerba e inesperta la minore, timorosa di uscire allo scoperto e allo stesso tempo inquieta come un cucciolo che scalpita nella tana, in attesa di scoprire il mondo. Nonostante siano così diverse, l’amore che le unisce è viscerale. A metterlo a dura prova però è Valentino: non supera il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri e non si lascia mai intimidire. Attirato dall’esplosività di Annetta, finisce per innamorarsi e sposare Giuliana. Insieme si lanciano nell’industria calzaturiera, dirigendo una fabbrica destinata ad avere sempre più successo. Dopo anni, nonostante la guerra silenziosa tra Annetta e Giuliana continui, le due sorelle non sono mai riuscite a mettere a tacere la forza del loro legame, che urla e aggredisce lo stomaco. Giulia Ciarapica ci apre le porte di una comunità della provincia profonda: tra quelle colline si combatte per il riscatto e tutti lottano per un futuro diverso. Non sanno dove li porterà, ma hanno bisogno di credere e di andare.

Oil – Opinione in libertà
Ciarapica è sinonimo di qualità in tutto quello che fa. Se qualcuno di voi ancora non la conosce, rimedi rapidamente. Primo, è una divoratrice di libri: i suoi pezzi, pubblicati su Messaggero e Foglio, danno lustro alle pagine culturali di quei quotidiani. Secondo, è una persona solare e dinamica: seguirla sui social regala sempre un sorriso. Terzo, è una penna brillante. Nel suo romanzo c’è il profumo di un’Italia bella e pulita, l’Italia che lavora e produce. Ė l’Italia dei nostri nonni, quella cui oggi guardiamo con malcelata malinconia, prigionieri – più o meno consapevoli – di una società in cui regna l’individualismo (il pippotto è mio). La trama è fitta, ambientata nelle Marche, ed è una storia familiare e d’impresa. Una storia vera, diventata racconto grazie all’estro dell’autrice. Per certi versi, leggendo il romanzo, la sua prosa mi ha ricordato quella di Guareschi. Che altro aggiungere? Sipario e applausi.

Link: Rizzoli

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐

Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani

M il figlio del secolo, Antonio Scurati copertina
848 pagine

Sinossi
Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della “casta” politica, dei moderati, del buonsenso. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei cialtroni, dei delinquenti, degli avventurieri, degli incendiari e anche dei “puri”, che sono i più feroci e i più fessi. Da un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 lui invece è descritto come un uomo «intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale». Lui: Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso e direttore di un piccolo giornale di opposizione, è un personaggio da romanzo. Sarebbe un personaggio da romanzo, se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue la realtà, il corpo dell’Italia, nella storia e nella cronaca, nella tragedia e nella farsa. E infatti la saggistica ha finora dissezionato ogni aspetto della vita di Mussolini. Nessuno però aveva mai trattato la parabola politica, umana, esistenziale di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo in cui d’inventato non c’è assolutamente nulla. Un’opera che ci conduce a rivivere passo per passo il ventennio che ha cambiato per sempre la nostra storia.

Oil – Opinione in libertà
Al netto di qualche errore storico, già ampiamente evidenziato dai giornali, “M. Il figlio del secolo” sconta un grosso limite: è monòtono. Il lettore si trova di fronte a una riproposizione, in forma romanzata, dell’opera di De Felice, di cui Scurati purtroppo non ha né la precisione storica né la visione d’insieme.
L’autore non dà forma ai protagonisti, che appaiono come figurine della sua Storia (la maiuscola non è casuale). Scurati si limita, cioè, a inquadrare ciascuno di essi nel contesto politico vissuto, nelle loro scelte strategiche.
Lo stile è comunque gradevole e il libro ha il merito di ripercorre un tratto della nostra vita che sembra ormai dimenticato.

Link: Bompiani (Amazon)

Voto: ⭐⭐⭐

Dario Levantino, Di niente e di nessuno, Fazi editore

Dario Levantino Di niente e di nessuno Fazi editore
160 pagine

Sinossi
Brancaccio, periferia di Palermo. Rosario è un adolescente solitario con la passione per la mitologia classica e il mare. Il padre, cinico e bugiardo, ha un negozio di integratori per sportivi in cui gestisce lo smercio illecito di sostanze stupefacenti; la madre, accudente e remissiva, dedica tutto il proprio tempo alla cura della casa e della famiglia. Solo di tanto in tanto, la donna si concede una pausa per lucidare il trofeo vinto come miglior portiere da nonno Rosario, morto prematuramente nel terremoto del Belice del 1968. Quando, per accontentare un inconfessato desiderio della madre, il ragazzo decide di giocare in quello stesso ruolo con la squadra di quartiere, il percorso che lo condurrà all’età adulta ha inizio: tra i pestaggi, la scoperta dell’amore e il disincanto, Rosario troverà la forza di emanciparsi dalla violenza e dalla menzogna che da sempre hanno oppresso la sua vita.
Un’intensa storia di formazione condotta con la voce, spietata e dolcissima, di un adolescente che lotta per sovvertire i morbosi equilibri di una famiglia infelice. Un giovane autore dalla scrittura agile e peculiare capace di raccontare la paura e l’audacia di un ragazzo che, nel Sud passionale e violento delle periferie, ha il coraggio di diventare un uomo.

Oil – Opinione in libertà
La provincia, il degrado, la violenza. Le tante vite che si intrecciano in un quartiere popolare.
Levantino, al suo primo romanzo, traccia un bell’affresco della “Paleimmo” contemporanea: un ritratto pittoresco, colorato, che fa da sfondo a un’autentica educazione sentimentale.
Fra le pagine del romanzo si trovano così le immagini di un’isola acerba e dura, spietata e meschina, ma anche tenera e solare.
Un piccolo gioiello edito da Fazi.

Le ultime 20 pagine sono da incorniciare.

Link: Fazi editore

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi

Nadia Terranova Addio Fantasmi copertina Einaudi
208 pagine

Sinossi
Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è più tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Specchiandosi nell’assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.

Oil – Opinione in libertà
Nadia Terranova merita lo Strega. In “Addio Fantasmi” c’è tutto: c’è l’abbandono del padre, il tema della depressione, la fine dell’età dell’innocenza. C’è il conflitto con la figura materna, il peso della memoria, l’amore quale riparo provvisorio, scudo nei confronti del mondo esterno. E c’è una città, sullo sfondo, che è anche quella di chi scrive (momento campanilistico). “Questa storia – ha rilevato Annalena Benini commentando il romanzo – resta incollata addosso con una tensione che cresce perché esplora l’abisso fra la memoria, il sentimento, l’abbandono e un presente vivissimo che pretende un riscatto. Non chiede una riconciliazione, ma qualcosa di più: una riparazione. Una rabbia da sciogliere. Un passato da abbandonare. Ci vuole coraggio a dire: addio”.

Link: Einaudi.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐

Mirko Sabatino, L’estate muore giovane, Narrativa Nottetempo

Mirko Sabatino L'estate muore giovane copertina
pagine 304

Sinossi
Estate del 1963. I Beatles hanno da poco registrato il loro primo disco, Martin Luther King annuncia il suo sogno all’America e in un paesino del Gargano tre ragazzini, Primo, Damiano e Mimmo, trascorrono le lunghe e afose giornate tra la piazza, i vicoli e il loro rifugio segreto sulla scogliera. Amici per la pelle come si può essere solo a dodici anni, condividono tempo e segreti.
Un giorno, un gruppo di teppistelli si accanisce su Mimmo e i ragazzini decidono di suggellare un patto di alleanza: quando uno di loro o della loro famiglia sarà vittima di un sopruso, i tre risponderanno con una vendetta proporzionale all’affronto. Ma gli eventi di quell’estate sonnolenta sterzeranno verso traiettorie brutali e inaspettate, e il patto verrà rispettato in modo sempre piú drammatico e disperato.
In un crescendo febbrile, il romanzo ci conduce in un viaggio dentro alla provincia, con i suoi orrori annidati nelle pieghe di un’apparente stabilità, inarrestabili come la fine della giovinezza che attende i protagonisti.

Oil – Opinione in libertà
Un pugno nello stomaco. Un cazzotto violento che si abbatte sul lettore dalla prima all’ultima pagina.
Nel novero delle storie “cattive”, Nottetempo ha dato alle stampe nel 2018 l’opera prima di Mirko Sabatino: un romanzo che ha una forza impressionante.
L’autore non descrive un susseguirsi di eventi; scolpisce una rappresentazione. Le parole, scelte sempre con cura chirurgica, sono colpi secchi, duri, ​inferti con foga. A emergere è una realtà terribile, feroce e tribale. Il ritmo ​del racconto ​è incalzante: stupisce che l’opera non abbia avuto una trasposizione in fiction. Ambientato nel 1963, in un borgo costiero del Gargano, il romanzo narra la storia di un’infanzia violata, l’infanzia dei tre protagonisti dodicenn​i​. E in un crescendo di prevaricazioni ruota attorno alle figure paterne (evanescenti), a una maturità obbligata (imposta dalla vita), allo squallore e alla crudeltà umana.

Non adatto a chi nei libri cerca una mera evasione.

Link: Nottetempo

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Margaret Atwood, Il racconto dell’Ancella, Ponte alle Grazie

Copertina Margaret Atwood Il racconto dell'ancella ponte alle grazie editore
pagine 398

Sinossi
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

OIL – Opinione in libertà​
Margaret Atwood ha una dote non comune: riesce a narrare in un unico flusso emozionale. “Il racconto dell’Ancella” – da cui è tratta la fortunata serie TV “The Handmaid’s Tale” – è infatti un romanzo distopico caratterizzato da una strana solennità.
L’opera, scritta in prima persona, non conosce bassi: tiene un ritmo costante, serrato, e catapulta il lettore in un’America clericale e fascista, dove tutte le coordinate della vita civile sono saltate in nome del fondamentalismo religioso. Le donne, soggiogate, sono oggettivizzate, riportate a una biblica funzione riproduttiva, visto anche il calo delle nascite causato da malattie, inquinamento e guerre. Curiosamente nessuno di questi tre aspetti viene approfondito. Sono dati di fatto che l’autrice non spiega: elementi sullo sfondo, cornici entro cui raffigurare l’opera.
Difred, la protagonista, si muove in una sequenza non lineare. Ha perso la propria identità (la stessa anagrafe è crudele: Difred sta per Di Fred, proprietà del comandante) e la sua storia si intreccia nella Storia, intesa come il processo politico che ha portato all’avvento del regime. È un viaggio nei ricordi, doloroso e amaro, che la protagonista compie sin dalla prima pagina.
Considerazione a margine: prima di leggere il romanzo ho visto due puntate della serie TV. Col senno di poi, capisco il successo di pubblico.

Link: Ponte alle Grazie

Voto: ​⭐⭐⭐

Gilberto Severini, Consumazioni al tavolo, Fandango Playground

Consumazioni al tavolo Copertina Gilberto Severini
pagine 157

Sinossi
In “Consumazioni al tavolo”, il romanzo di esordio di Gilberto Severini, si torna all’estate di “Tunnel of Love” e “Bette Davis Eyes”. Alberto, Gianni, Paolo e Paola, amici di lunga data, ma ora dispersi in vite lontane, si ritrovano nelle Marche per una vacanza colta, tra mare, teatro sperimentale, colazioni al bar e musica dall’autoradio. Sono stati adolescenti e ragazzi negli stessi anni e negli stessi luoghi, e ora che sono vicino ai quaranta devono affrontare antiche intimità e nuove distanze, recriminazioni e dolori, a fatica sepolti nel nome dell’amicizia e della consuetudine. L’incontro con un estraneo, Roberto, un diciottenne con le astuzie della sua età e con le incertezze di una vita ancora giovane, condurrà a una resa dei conti dagli effetti imprevisti. In “Sentiamoci qualche volta”, seconda prova narrativa dell’autore marchigiano, A. riceve e scrive lettere ad Andrea, un amico della giovinezza che, superati i quarant’anni, si è convinto di aver sprecato la vita per essersi sposato con Laura senza averla mai amata, ma soprattutto per aver represso i propri veri desideri. All’apparenza un dialogo innocuo su vantaggi o complicazioni della vita in solitudine, in realtà, pagina dopo pagina, un impietoso scavo nel passato più intimo e privato dei due protagonisti, capace di rivelarne dolori, impotenze e speranze tradite.

OIL – Opinione in libertà

In questa riedizione curata da Fandango sono raccolti due racconti di Gilberto Severini.
“Consumazioni al tavolo” è la storia di una vacanza tra vecchi amici, determinati a condividere un’esperienza nelle Marche, cinque giorni di relax nella terrà che segnò la loro gioventù; “Sentiamoci qualche volta”, invece, è una sorta di romanzo epistolare: qui la trama si ricompone lentamente le lettere inviate dal protagonista all’amico Andrea, un insieme di frammenti di vita quotidiana, aneddoti che – ordinatamente – vanno a comporre l’ennesima educazione sentimentale (si nota che mi piace il genere, sì?).
Nonostante il libro sia stato ripubblicato nel 2019 dalla casa editrice, il primo racconto risale al 1982, il secondo al 1984. La cifra stilistica, fresca, e la leggerezza con cui vengono affrontati i temi sullo sfondo – l’amicizia, la sessualità, la solitudine – rendono le trame attuali.
Il libro, però, non mi ha entusiasmato particolarmente. Troppo lineare, prevedibile, senza pathos. Consigliato solo come “lettura estiva”.

Link: Amazon

Voto: ⭐⭐


In lettura


goodreads.com
Condividi
Published inIn libreria